Post

Visualizzazione dei post da febbraio, 2010

Di tutto..

Con il patrocinio di uno dei miei professori preferiti volevo proporvi un forse non noto teorema che spesso si dilegua in insensati modi di dire che ristagnano nelle convinzioni dei più come mere sciocchezze da spolverare qua e là per fare del povero moralismo. É un teorema che si deve (almeno così vuole la tradizione) ad un personaggio poco noto a molti (a me in prima persona fino a qualche giorno fa), John Duns Scotus e che prende il nome di Ex falso sequitur quodlibet . Il teorema afferma che partendo da una contraddizione si può dimostrare qualunque affermazione (da qui il titolo latino). Ecco come si fa. Prendiamo una affermazione qualsiasi: l'ipotesi di Riemann. Supponiamo che sia vera e falsa. Ora vogliamo dimostrare che la seguente uguaglianza è vera: 1+1=3 Bene, dato che l'ipotesi di Riemann è vera, allora è vera anche l'affermazione che dice: L'ipotesi di Riemann è vera oppure 1+1=3 Infatti una generica proposizione “P vel Q” come quella di sopra è vera qu...

Cubi..

E non sei più qui. No, alcun rimpianto d'amore o simili sciocchezze. Giusto (con un po' di quel seme d'oltremanica) constatazione di perenni e pendolari stati d'inconsistenza. Capita d'altra parte. E il banale (ormai diventato forse troppo ricorrente) accompaga quegli stolti sentimenti di consapevolezza del poter fare e di potenza di non voler fare che solo fino a pochi minuti fa erano per me translitterazioni di una felicità non gratuita. Eppure la bellezza che troviamo nello smantellare convinzioni e convenzioni è qualcosa di straordinario. Ritrovarci nell'errore di pensare banalmente è altrettanto straordinario. E non mi curo delle ripetizioni pesanti e pleonastiche, non mi curo della pochezza del mio linguaggio che vuol apparire elitario, non mi curo ancora di ciò che l'insensatezza del mondo (e della gente?) cova e affigge nelle menti dei più. É tutto davvero molto strano. Non cedo a simili tentazioni eppure i miei limiti sono davvero molti (non troppi)...

Amori..

Immagine
Deripui tunicam; nec multum rara nocebat; pugnabat tunica sed tamen illa tegi. quae cum ita pugnaret, tamquam quae vincere nollet, victa est non aegre proditione sua. ut stetit ante oculos posito velamine nostros, in toto nusquam corpore menda fuit. quos umeros, quales vidi tetigique lacertos! forma papillarum quam fuit apta premi! quam castigato planus sub pectore venter! quantum et quale latus! quam iuvenale femur! Singula quid referam? nil non laudabile vidi et nudam pressi corpus ad usque meum. Cetera quis nescit? lassi requievimus ambo. proveniant medii sic mihi saepe dies! Le strappai la tunica; trasparente non dava molto fastidio;   lei tuttavia lottava per restarne coperta. Ma poiché lottava come una che non vuole vincere, fu vinta facilmente con la sua stessa complicità. Come, caduto il velo, stette davanti ai miei occhi, nell'intero corpo non apparve alcun difetto. Quali spalle, quali braccia vidi e toccai! La forma dei seni come fatta per le carezze! Come era liscio il v...

Effetto farfalla..

Immagine
E per una volta qualcosa di serio, o almeno qualcosa da riporre, a mio parere, in quei fascicoli etichettati da tutti come degni di assurgere ad una condizione di utilità immediatamente tangibile. É tutta una questione di non poter renderci conto di ciò che facciamo, delle possibili conseguenze di bruciare una pianta, ma anche solo di scrivere queste strane formule, di bere un caffè, muoverci o restare fermi. Si perchè ciò è banale ma per limiti Laplaceani siamo costretti a concentrare la nostra attenzione su limiti di prevedibilità circoscritti. Morire, bere una cocacola o una cioccolata calda hanno apparentemente ricadute visibili in quanto non così lontane nello spazio e nel tempo da apparire inizialmente incontrollabili. E c'è chi lo chiama effetto farfalla, chi, come un Enrico Mentana dal tono austero si limita a commentare giorno per giorno ciò che non vorremmo sapere forse con un pizzico di preveggenza, ma a questo punto ritengo di aver oltrepassato, già dal secondo periodo ...

Un po' di sera..

Come folli note al vento si muovono le mie foglie. É l'animo dei brutti ricordi delle gioie matte, degli striduli pensieri che pioggie d'ottobre mutano a dolci melodie. Segrete. Queste le notti migliori, queste le corse abbozzate con sconosciuti compagni; e coprirti gli occhi di gioie istantanee da non riportare, da non ricordare. Come incomprensibili frasi da mescere a dolci memorie fingono e fugano più grevi pensieri. e non fa male.

A cosa serve tutto ciò..

Immagine
“Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale. La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall’esterno, ma come un’abitudine del pensiero: bisogna imparare a vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni. Chi è capace di rispondere all’esame e di risolvere i compiti, ma dimentica il pensiero matematico quando non si parla direttamente di matematica, non ha appreso la matematica”. “La matematica è la più importante delle scienze che formano il pensiero: essa approfondisce, precisa, generalizza e lega in un unico modo la visione del mondo, educa e sviluppa, dà un approccio filosofico alla natura”. Parole di Pavel Aleksandrovič Florenskij . (via zar )

Musica..

Immagine
Già era 'l sole a l'orizzonte giunto lo cui meridïan cerchio coverchia Ierusalèm col suo più alto punto;        3 e la notte, che opposita a lui cerchia, uscia di Gange fuor con le Bilance, che le caggion di man quando soverchia;        6 sì che le bianche e le vermiglie guance, là dov'i' era, de la bella Aurora per troppa etate divenivan rance.        9 Noi eravam lunghesso mare ancora, come gente che pensa a suo cammino, che va col cuore e col corpo dimora.        12 Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia giù nel ponente sovra 'l suol marino,        15 cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia, un lume per lo mar venir sì ratto, che 'l muover suo nessun volar pareggia.        18 Dal qual com'io un poco ebbi ritratto l'occhio per domandar lo duca mio...

Pago io..

E anche questa dura lezione è pronta ad essere archiviata in un fascicolo impolverato. Di quelli su cui soffierai una volta infilzata l'ultima picconata sul colle della soddisfazione. Ma ancora il ricordo è troppo giovane, e sei qui con i piedi doloranti e freddi ad attendere che il tutto sia possibile oggetto di risate facili. Amare sì ma facili. Perchè le lezioni si pagano a duro prezzo e forse ora come non mai la metafora è vuota. È concreto il prezzo, si parla di denaro troppo facile da ottenere e pertanto difficile da pesare. Non è retorica disfattista la mia, non è consolatio più o meno doverosa. Forse è ingiusto a vederlo da qui. Ma sono consapevole che questa multa è realmente sacrosanta (in tutta l'accezione secolare del termine) e che la pagherò in silenzio anche con quanto di me è più polemico.  

É tardi..

Immagine
É tardi, ma non penso affatto a tacere. É ancora presto perchè il vero giorno inizi, è ancora presto perchè io mi arrenda a questo stato di cose. Purtroppo, se esistono, io non ho le parole giuste. Non è una rabbia istantanea, un ridicolo gioco di pause e ritmi che si alternano sullo schermo, non è neppure (e lo ammetto) una rabbia covata da tempo, forse non è per nulla rabbia tutto sommato. Qualcosa di incredibile si consuma istante dopo istante, banalmente per molti, nelle strade, nelle tv, nelle parole che la gente afferma e conferma di pesare. Rimango allibito dinnanzi a tale caos calmo (cit.), incredulo dinnanzi all'inconsistenza della gente, alla paura (che mi assale di tanto in tanto) e al contempo all'emozione che tutto ciò possa un giorno finire, esplodere, implodere magnificamente. Non i soliti eventi disastrosi, qualcosa di più. Catastrofico. Ed io mi riparo da codardo sotto l'ègida della coerenza vestita da criticismo; di quella coerenza che prende le forme dall...

Banale..

Immagine
Non credo sia questa canzone che ho voluto per caso riascoltare a rendermi in qualche modo partecipe della mia condizione. Mi piacerebbe esprimermi in maniera così banale da essere comprensibile ai più, ma per qualche immondo controsenso che regola l'ordinarietà sociale, il banale, il semplice, l'immediato sono i più soggetti alle incomprensioni, alle critiche, all'essere oggetto di pensieri altrettanto immondi. E mentre volti sconosciuti e rudi appaiono falsi in questo schermo con il sottofondo di un nuovo brano io mi chiedo ancora se tutto ciò che penso, che vedo, sia solo caos inordinabile, ingestibile, se tutto questo riflettere non sia più che altro una presa in giro che attenderà la fine dei giochi per rivelarsi. Non so. Tutto va via, e/ma tutto è soggetto a quei pochi dettami che davvero per esperienza ritengo validi, come alle volte per gioco amo fare con le cose importanti. E ancora un brano scorre via. Sono solo scritte questa volta. Immagini fisse senza soluzio...

Che notte..

Immagine
Qualis nox fuit illa, di deaeque, quam mollis torus! Haesimus calentes et transfudimus hinc et hinc labellis errantes animas. Valete curae mortales. Ego sic perire coepi. Che notte fu quella, o dei o dee, che morbido letto! Ardenti ci stringemmo e con le labbra confondemmo le nostre anime erranti. Addio affanni mortali. Così io cominciai a morire. Ho cercato di mantenere quanto più possibile la costruzione latina. Ma al di là della traduzione ritengo il tutto di una bellezza terrificante.

Inutile..

Immagine
Non c'è forse nulla di bello nelle banalità. Nulla di utile quanto meno. L'ultima emozione nel constatare quanto di più prevedibile sia la vista che riusciamo a scorgere. Ma a rendersi conto che ciò è infinitamente piccolo è un nulla. É l'insoddisfazione che parla per me, per voi. La speranza che una ciclicità polibiana possa un giorno rendere altrettanto banali queste parole è solo una sorta di allegoria parodica del mio forzato criticismo. Eppure non oso avvicinarmi, non oso sfiorare quelle vestigia di sacralità, di ieraticità (per essere pleonastici) che questa strana spirale sta lasciando con tanta ineluttabiltà, con tanta superbia, con tanta sfrontatezza. Ma no. Forse, è solo un perenne gioco. Da 0 a 99 anni? Dura.

Ciò che non piace..

Immagine
Ed ognuno, orgoglioso per quanto gli competeva, non si rendeva minimamente conto di quanto quelle piccole cose costituissero il vero orgoglio del mondo. Ad ogni modo era chiaro come il nulla che la libertà di cui godevamo non era altro che lo specchio della nostra obbedienza. Potrei, avrei potuto attendere. Non ho quell'insana fretta figlia dell'insoddisfazione dell'imprevedibilità. A me mi piace . ..eppure banale.  

Il paradosso è straordinarietà..

\[e^{i\pi}+1=0\] "It is absolutely paradoxical; we cannot understand it, and we don't know what it means, but we have proved it, and therefore we know it must be the truth." Like a Shakespearean sonnet that captures the very essence of love, or a painting that brings out the beauty of the human form that is far more than just skin deep, Euler's equation reaches down into the very depths of existence." "The most extraordinary formula in all mathematics."

Scostante..

Immagine
Perchè ricordare ansie e delusioni è più facile di apprezzare quanto di realmente interessante abbiamo attorno. Perchè amiamo le cose facili, amiamo non avere il coraggio di godere quelle piccole cose che ogni momento sono presenti. Eppure è davvero così complicato poter agognare, aquisire gioie facili? In effetti no. E' solo quell'insensata bramosia di apparire sofferenti e crocefissi, mutilati di ciò che nessuno d'altra parte possiede veramente, o meglio, sa di possedere. Ma è chiaro che anche l'apparire a noi stessi, spesso dopo tanto tempo, può essere appagante ed il più delle volte lo è a tal punto da permetterci di giocare sul passato, persino riderci su, salvo non toccare quei "poi" e quei "chissà" che ci condurrebbero su roghi secenteschi. E d'altro canto non ci resta che attendere, attendere di capire che anche questa volta sarà così e lo sarà anche quanto capiterà quel venerdì, quel martedì. Si perchè questo non mi fa paura. E come voi ...

L'ultima notte..

Non ho mai creduto nella sorte, nella fortuna, negli oroscopi. Mai. Mai sofferto quella inconscia senzazione di dover o poter controllare tutto a priori, di non essere libero di agire contro la comune intolleranza agli eventi più banali. Eppure tra postulati Laplaceani (o aforismi per i meno estimatori) mi muovo costantemente in una scatola chiusa, legata, affetta da ciò che per consuetudine si è imposto come dogma. E parlo di religioni, ideologie, convinzioni non proprie, adottate ed adattatesi come argilla molle sul corpo, sulla lingua, sugli occhi di tutti. Ne è passato di tempo. E non cambia nulla (per non usare quelle locuzioni di proprietà altrui seppur vicine). E prima gli occhi, poi la lingua. E poi il corpo. Tace. Gargoyles nell'animo (quanta accezione materialistica vorrei imprimere in questo termine!). Ma tra metafore e analogie - forse lì si nasconde molta paura - è tempo di attendere davvero quell'unica splendida notte.

L'incoerenza..

\[(\mathbb{A}, +, \overline{0}, -, \cdot, \overline{1})\] \[(a+b)+c=a+(b+c) \ \ \ \ \forall a,b,c\in\mathbb{A}\\\] \[\exists \ \overline{0}:a+\overline{0}=\overline{0}+a=a \ \ \ \ \forall a\in\mathbb{A}\] \[\exists \ {-a}:a+(-a)=\overline{0} \ \ \ \ \forall a\in\mathbb{A}\] \[a+b=b+a \ \ \ \ \forall a,b\in\mathbb{A}\] \[(a\cdot b)\cdot c =a\cdot (b\cdot c) \ \ \ \ \forall a,b,c\in\mathbb{A}\] \[(a+b)\cdot c=a\cdot c+b\cdot c \ \ \ \ \forall a,b,c\in\mathbb{A}\] \[a\cdot(b+c)=a\cdot b+a\cdot c \ \ \ \ \forall a,b,c\in\mathbb{A}\] \[\exists \ \overline{1}:a\cdot\overline{1}=\overline{1}\cdot a=a \ \ \ \ \forall a\in\mathbb{A}\] \[a\cdot b=b\cdot a \ \ \ \ \forall a,b\in\mathbb{A}\] Ebbene si, qualora ci riuscissimo sarebbe tutto, troppo incoerente.. The true but unprovable statement. And if provable it would be false..