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É tardi..

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É tardi, ma non penso affatto a tacere. É ancora presto perchè il vero giorno inizi, è ancora presto perchè io mi arrenda a questo stato di cose. Purtroppo, se esistono, io non ho le parole giuste. Non è una rabbia istantanea, un ridicolo gioco di pause e ritmi che si alternano sullo schermo, non è neppure (e lo ammetto) una rabbia covata da tempo, forse non è per nulla rabbia tutto sommato. Qualcosa di incredibile si consuma istante dopo istante, banalmente per molti, nelle strade, nelle tv, nelle parole che la gente afferma e conferma di pesare. Rimango allibito dinnanzi a tale caos calmo (cit.), incredulo dinnanzi all'inconsistenza della gente, alla paura (che mi assale di tanto in tanto) e al contempo all'emozione che tutto ciò possa un giorno finire, esplodere, implodere magnificamente. Non i soliti eventi disastrosi, qualcosa di più. Catastrofico. Ed io mi riparo da codardo sotto l'ègida della coerenza vestita da criticismo; di quella coerenza che prende le forme dall...

Panico

Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove sui pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti, piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggeri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude, o Ermione. Odi? La pioggia cade su la solitaria verdura con un crepitio che dura e varia nell'aria secondo le fronde più rade, men rade. Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale che il pianto australe non impaura, né il ciel cinerino. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancora, stromenti diversi sotto innumerevoli dita. E immersi noi siam nello spirito silvestre, d'arborea vita viventi; e il tu...

Anche per voi..

Ho bsogno davvero di qualcosa che non risco più ad avere il coraggio di guardare. Non è paura di andare incontro alle cose, non è trito e ritrito sentimentalismo. E' solo un maledetto bisogno di un'ultima cosa per andare davvero via da ogni cosa di cui non sento la necessità più elementare. Guardare immagini scorrere davanti a me - siano esse reali o meno - non mi basta. Cerco profumi che conoscevo fin da quando ho imparato a conoscere il mondo. Cerco gente che non mi sia concesso di chiamarla tale. E suoni che poco hanno di musica. Il non riuscire a capire parole dette e ridette o semplicemente inutili mi preoccupa poco. Ma non riesco a fare a meno di uccidermi ogni volta che ignoro qualcosa di incredibile. Davvero incredibile. E allora uccidiamo il mondo, l'alto e il basso e tutte le cose non possono che avere un peso sol per chi ha una bilancia così sensibile da volerli cogliere per poi non farne per nulla qualcosa. E' bisogno che mi attrae. L'avere bsogno - in u...

Solo per me..

A chi crede di conoscermi, di capire ciò che voglio e a pensare che tutto possa essere così lineare. Perchè ho bisogno di termini miei che altri, non tutti, non possono capire. Perchè amo cose che non voglio possano fare di me una figura, un tipo per dirla alla greca. Perchè amo essere coerente, cambiare idea, contraddirmi. Non aver bisogno di nutrirmi, di guardare il sole, di vivere solo la notte che voglio e tornare a dormire e svegliarmi presto dopo poche ore, minuti, dal mio lungo sonno. Perchè ancora ho bisogno di qualcuno che non mi capisca, che sia per me un mistero, che mi faccia dubitare di me. Capelli neri e occhi di cui non ricordo il colore. Musiche incomprensibili elevo a bandiere della mia vita. E ancora per rendermi conto che persino ora sto conoscendo, sto ammirando, sto muovendo il mondo pur non alzandomi dalla mia sedia, solo respirando, espirando, respirando.