Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta poesia

Amori..

Immagine
Deripui tunicam; nec multum rara nocebat; pugnabat tunica sed tamen illa tegi. quae cum ita pugnaret, tamquam quae vincere nollet, victa est non aegre proditione sua. ut stetit ante oculos posito velamine nostros, in toto nusquam corpore menda fuit. quos umeros, quales vidi tetigique lacertos! forma papillarum quam fuit apta premi! quam castigato planus sub pectore venter! quantum et quale latus! quam iuvenale femur! Singula quid referam? nil non laudabile vidi et nudam pressi corpus ad usque meum. Cetera quis nescit? lassi requievimus ambo. proveniant medii sic mihi saepe dies! Le strappai la tunica; trasparente non dava molto fastidio;   lei tuttavia lottava per restarne coperta. Ma poiché lottava come una che non vuole vincere, fu vinta facilmente con la sua stessa complicità. Come, caduto il velo, stette davanti ai miei occhi, nell'intero corpo non apparve alcun difetto. Quali spalle, quali braccia vidi e toccai! La forma dei seni come fatta per le carezze! Come era liscio il v...

Musica..

Immagine
Già era 'l sole a l'orizzonte giunto lo cui meridïan cerchio coverchia Ierusalèm col suo più alto punto;        3 e la notte, che opposita a lui cerchia, uscia di Gange fuor con le Bilance, che le caggion di man quando soverchia;        6 sì che le bianche e le vermiglie guance, là dov'i' era, de la bella Aurora per troppa etate divenivan rance.        9 Noi eravam lunghesso mare ancora, come gente che pensa a suo cammino, che va col cuore e col corpo dimora.        12 Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia giù nel ponente sovra 'l suol marino,        15 cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia, un lume per lo mar venir sì ratto, che 'l muover suo nessun volar pareggia.        18 Dal qual com'io un poco ebbi ritratto l'occhio per domandar lo duca mio...

Che notte..

Immagine
Qualis nox fuit illa, di deaeque, quam mollis torus! Haesimus calentes et transfudimus hinc et hinc labellis errantes animas. Valete curae mortales. Ego sic perire coepi. Che notte fu quella, o dei o dee, che morbido letto! Ardenti ci stringemmo e con le labbra confondemmo le nostre anime erranti. Addio affanni mortali. Così io cominciai a morire. Ho cercato di mantenere quanto più possibile la costruzione latina. Ma al di là della traduzione ritengo il tutto di una bellezza terrificante.

Panico

Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove sui pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti, piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggeri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude, o Ermione. Odi? La pioggia cade su la solitaria verdura con un crepitio che dura e varia nell'aria secondo le fronde più rade, men rade. Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale che il pianto australe non impaura, né il ciel cinerino. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancora, stromenti diversi sotto innumerevoli dita. E immersi noi siam nello spirito silvestre, d'arborea vita viventi; e il tu...