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Effetto farfalla..

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E per una volta qualcosa di serio, o almeno qualcosa da riporre, a mio parere, in quei fascicoli etichettati da tutti come degni di assurgere ad una condizione di utilità immediatamente tangibile. É tutta una questione di non poter renderci conto di ciò che facciamo, delle possibili conseguenze di bruciare una pianta, ma anche solo di scrivere queste strane formule, di bere un caffè, muoverci o restare fermi. Si perchè ciò è banale ma per limiti Laplaceani siamo costretti a concentrare la nostra attenzione su limiti di prevedibilità circoscritti. Morire, bere una cocacola o una cioccolata calda hanno apparentemente ricadute visibili in quanto non così lontane nello spazio e nel tempo da apparire inizialmente incontrollabili. E c'è chi lo chiama effetto farfalla, chi, come un Enrico Mentana dal tono austero si limita a commentare giorno per giorno ciò che non vorremmo sapere forse con un pizzico di preveggenza, ma a questo punto ritengo di aver oltrepassato, già dal secondo periodo ...

Solo per me..

A chi crede di conoscermi, di capire ciò che voglio e a pensare che tutto possa essere così lineare. Perchè ho bisogno di termini miei che altri, non tutti, non possono capire. Perchè amo cose che non voglio possano fare di me una figura, un tipo per dirla alla greca. Perchè amo essere coerente, cambiare idea, contraddirmi. Non aver bisogno di nutrirmi, di guardare il sole, di vivere solo la notte che voglio e tornare a dormire e svegliarmi presto dopo poche ore, minuti, dal mio lungo sonno. Perchè ancora ho bisogno di qualcuno che non mi capisca, che sia per me un mistero, che mi faccia dubitare di me. Capelli neri e occhi di cui non ricordo il colore. Musiche incomprensibili elevo a bandiere della mia vita. E ancora per rendermi conto che persino ora sto conoscendo, sto ammirando, sto muovendo il mondo pur non alzandomi dalla mia sedia, solo respirando, espirando, respirando.