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Effetto farfalla..

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E per una volta qualcosa di serio, o almeno qualcosa da riporre, a mio parere, in quei fascicoli etichettati da tutti come degni di assurgere ad una condizione di utilità immediatamente tangibile. É tutta una questione di non poter renderci conto di ciò che facciamo, delle possibili conseguenze di bruciare una pianta, ma anche solo di scrivere queste strane formule, di bere un caffè, muoverci o restare fermi. Si perchè ciò è banale ma per limiti Laplaceani siamo costretti a concentrare la nostra attenzione su limiti di prevedibilità circoscritti. Morire, bere una cocacola o una cioccolata calda hanno apparentemente ricadute visibili in quanto non così lontane nello spazio e nel tempo da apparire inizialmente incontrollabili. E c'è chi lo chiama effetto farfalla, chi, come un Enrico Mentana dal tono austero si limita a commentare giorno per giorno ciò che non vorremmo sapere forse con un pizzico di preveggenza, ma a questo punto ritengo di aver oltrepassato, già dal secondo periodo ...

Un po' di sera..

Come folli note al vento si muovono le mie foglie. É l'animo dei brutti ricordi delle gioie matte, degli striduli pensieri che pioggie d'ottobre mutano a dolci melodie. Segrete. Queste le notti migliori, queste le corse abbozzate con sconosciuti compagni; e coprirti gli occhi di gioie istantanee da non riportare, da non ricordare. Come incomprensibili frasi da mescere a dolci memorie fingono e fugano più grevi pensieri. e non fa male.

A cosa serve tutto ciò..

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“Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale. La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall’esterno, ma come un’abitudine del pensiero: bisogna imparare a vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni. Chi è capace di rispondere all’esame e di risolvere i compiti, ma dimentica il pensiero matematico quando non si parla direttamente di matematica, non ha appreso la matematica”. “La matematica è la più importante delle scienze che formano il pensiero: essa approfondisce, precisa, generalizza e lega in un unico modo la visione del mondo, educa e sviluppa, dà un approccio filosofico alla natura”. Parole di Pavel Aleksandrovič Florenskij . (via zar )

Musica..

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Già era 'l sole a l'orizzonte giunto lo cui meridïan cerchio coverchia Ierusalèm col suo più alto punto;        3 e la notte, che opposita a lui cerchia, uscia di Gange fuor con le Bilance, che le caggion di man quando soverchia;        6 sì che le bianche e le vermiglie guance, là dov'i' era, de la bella Aurora per troppa etate divenivan rance.        9 Noi eravam lunghesso mare ancora, come gente che pensa a suo cammino, che va col cuore e col corpo dimora.        12 Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia giù nel ponente sovra 'l suol marino,        15 cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia, un lume per lo mar venir sì ratto, che 'l muover suo nessun volar pareggia.        18 Dal qual com'io un poco ebbi ritratto l'occhio per domandar lo duca mio...

Pago io..

E anche questa dura lezione è pronta ad essere archiviata in un fascicolo impolverato. Di quelli su cui soffierai una volta infilzata l'ultima picconata sul colle della soddisfazione. Ma ancora il ricordo è troppo giovane, e sei qui con i piedi doloranti e freddi ad attendere che il tutto sia possibile oggetto di risate facili. Amare sì ma facili. Perchè le lezioni si pagano a duro prezzo e forse ora come non mai la metafora è vuota. È concreto il prezzo, si parla di denaro troppo facile da ottenere e pertanto difficile da pesare. Non è retorica disfattista la mia, non è consolatio più o meno doverosa. Forse è ingiusto a vederlo da qui. Ma sono consapevole che questa multa è realmente sacrosanta (in tutta l'accezione secolare del termine) e che la pagherò in silenzio anche con quanto di me è più polemico.  

É tardi..

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É tardi, ma non penso affatto a tacere. É ancora presto perchè il vero giorno inizi, è ancora presto perchè io mi arrenda a questo stato di cose. Purtroppo, se esistono, io non ho le parole giuste. Non è una rabbia istantanea, un ridicolo gioco di pause e ritmi che si alternano sullo schermo, non è neppure (e lo ammetto) una rabbia covata da tempo, forse non è per nulla rabbia tutto sommato. Qualcosa di incredibile si consuma istante dopo istante, banalmente per molti, nelle strade, nelle tv, nelle parole che la gente afferma e conferma di pesare. Rimango allibito dinnanzi a tale caos calmo (cit.), incredulo dinnanzi all'inconsistenza della gente, alla paura (che mi assale di tanto in tanto) e al contempo all'emozione che tutto ciò possa un giorno finire, esplodere, implodere magnificamente. Non i soliti eventi disastrosi, qualcosa di più. Catastrofico. Ed io mi riparo da codardo sotto l'ègida della coerenza vestita da criticismo; di quella coerenza che prende le forme dall...

Banale..

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Non credo sia questa canzone che ho voluto per caso riascoltare a rendermi in qualche modo partecipe della mia condizione. Mi piacerebbe esprimermi in maniera così banale da essere comprensibile ai più, ma per qualche immondo controsenso che regola l'ordinarietà sociale, il banale, il semplice, l'immediato sono i più soggetti alle incomprensioni, alle critiche, all'essere oggetto di pensieri altrettanto immondi. E mentre volti sconosciuti e rudi appaiono falsi in questo schermo con il sottofondo di un nuovo brano io mi chiedo ancora se tutto ciò che penso, che vedo, sia solo caos inordinabile, ingestibile, se tutto questo riflettere non sia più che altro una presa in giro che attenderà la fine dei giochi per rivelarsi. Non so. Tutto va via, e/ma tutto è soggetto a quei pochi dettami che davvero per esperienza ritengo validi, come alle volte per gioco amo fare con le cose importanti. E ancora un brano scorre via. Sono solo scritte questa volta. Immagini fisse senza soluzio...